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"Da grande vorrei essere come lady gaga": intervista a francesca michielin


Adidas

Cosa fai quando vuoi scoprire se le nuove Arkyn by adidas Originals sono davvero la sneaker perfette? La fai provare a una delle cantanti più ascoltate d'Italia, ovvio.

Tra le grandi battaglie della vita, un posto speciale va riservato alla ricerca—spesso e volentieri infruttuosa—della scarpa perfetta. Suola troppo alta, suola troppo bassa, tomaia poco morbida, tomaia non abbastanza resistente, colore che non ci convince abbastanza, modello un po' troppo sportivo. Le variabili sono pressoché infinite, così come le possibilità di scelta quando si varca la soglia di un negozio di scarpe qualunque.

Dev'essere questo complicato rituale ad aver guidato i designer e il team creativo che hanno realizzato Arkyn, la nuova sneaker adidas Originals che vuole mettere fine all'annosa ricerca della scarpa perfetta. Si tratta infatti di un modello pensato appositamente per il pubblico femminile del 2018, e quindi per ragazze creative, indipendenti e decise, che vogliono vivere a modo loro, senza dover seguire imposizioni e regole.

Le premesse sembravano essere quelle giuste, ma volevamo essere sicuri che la Arkyn fosse davvero una scarpa rivoluzionaria come prometteva. Così le abbiamo provate su Francesca Michielin, e insieme abbiamo testato questa sneaker creata e dedicata alle giovani donne che rifiutano qualsiasi etichetta e respingono ogni stereotipo. Qualche ora insieme a lei in giro per Milano e ci siamo convinti: la Arkyn by adidas Originals è la scarpa che tutti vorranno nei prossimi mesi. Ovviamente, abbiamo colto l'occasione di un pomeriggio a Porta Venezia con una delle cantanti italiane più interessanti degli ultimi anni per farle qualche domanda sulla sua musica, ma anche sul suo armadio. Trovate qui quello che ci siamo detti.

 

 

Il primo album che hai comprato?

“Blood Sugar Sex Magik” dei Red Hot Chili Peppers. Mio fratello già aveva dei loro dischi e ne ero completamente innamorata. A 8 anni, con la mia prima paghetta, sono andata al negozio di dischi dopo aver convinto mia mamma pregandola in tutti i modi. Avevo letto di quell’album che sarebbe stato una pietra miliare degli anni ’90 – a dire il vero era anche la prima volta che sentivo il termine “pietra miliare”.

 

A quanti anni hai scritto il tuo primo testo? Di cosa parlava?

Il mio primo testo l’ho scritto nell’autunno del 2006. Avevo undici anni. Parlava di una storia d’amore, diceva “baby don’t cry for that boy”. In estate mi ero innamorata follemente di un ragazzo che avevo conosciuto in montagna e di cui avevo solo il contatto e-mail, ma che non usava quasi mai. Ricordo di averlo cercato anche su Netlog, senza risultati. Lui non era preso quanto me, e non mi ha corrisposto, così ho scritto il mio primo pezzo. Dai cuori infranti si trae sempre molta ispirazione.

 

 

Quanto è importante per te l'immagine?

L’immagine sta diventando sempre più importante; soprattutto per i social che ci espongono molto di più rispetto al passato. Curare la propria immagine è come curare la propria comunicazione, soprattutto come artista. Ma questo era così anche decenni prima di Instagram. Nel mio caso, mi piace giocare e sperimentare con la moda, ma non ne faccio una cosa primaria. Prima dei tutto la musica, che deve essere più forte di ogni outfit.

 

C'è un'icona pop che ti ha esteticamente ispirato?

Lo so, sembra assurdo, ma da grande vorrei essere come Lady Gaga. E ancora prima come Björk. Artiste potenti, camaleontiche, efficaci sia in jeans e maglietta che con costumi di piume, glitter, bistecche o pongo. Mi piacciono perché hanno sempre curato l’estetica, senza aver paura di essere loro stesse, hanno sempre espresso la loro personalità con i tessuti, anche in maniera contrastante, senza perdere il loro ruolo di musiciste, compositrici, cantautrici.

 

 

Come vestivi da teen? Qual è la cosa più iconica di adidas Originals che indossavi da ragazza?

Mi vestivo come i Green Day. Alle elementari ho iniziato a comprare solo Gazelle. Ne ho di tutti i colori. E continuo la mia collezione tutt’oggi. Le vedevo addosso alle mie band preferite quand’ero piccolina, già dalla fine degli anni ‘90, e poi ai tempi era uscito “Virtual Insanity" di Jamiroquai ed ero andata fuori di testa.

 

Hai cura del tuo armadio?

Per niente. Sono un vero disastro. Poi adesso che abito a Milano ho un armadio piccolissimo e appendo i vestiti ovunque, anche sul frigorifero. Spesso cerco di sistemare già le cose con un senso cromatico e mi diverto in abbinamenti psichedelici che ovviamente uso solo in situazioni non ufficiali. I miei professori del conservatorio sono sempre piacevolmente-spiacevolmente sorpresi.

 

Cosa ti butta fuori dal letto quando non lavori?

La musica. Metallica, R.A.T.M. e System of a Down.

 

Cosa vuoi raggiungere prima dei tuoi trent'anni?

Se lo dico non si avvera. Hashtag #DolbyTheatre #Hollywood !!!

 

 

Che lavoro faresti se non fossi una cantante? (Hai ambizioni parallele alla musica che vorresti intraprendere?)

Mi interessa la comunicazione, in tutte le sue forme. Mi è sempre piaciuto scrivere. In ogni caso un lavoro che mi permetta di viaggiare e incontrare un sacco di persone sempre nel campo musica; tipo compositrice di colonne sonore o sound designer.

 

È il momento migliore della tua vita questo?

Chi lo può sapere. Posso solo dire che sono felice.

 

Crediti:

Testo di Mattia Ruffolo

Fotografia di Stella Asia Consonni

Grooming di Silvia Sidoli

Styling di Giorgia Imbrenda